lunedì, 09 novembre 2009
Il calendario sa compiere scherzi singolari: il sette novembre è l'ultimo dei “dieci giorni che sconvolsero il mondo”. Termina vittoriosamente la Rivoluzione d'Ottobre. Vladimir Ilic Ulianoff, detto Lenin, abbate il potere zarista e porta al potere le classi subalterne della Russia instaurando il potere sovietico che, otto anni dopo, avrebbe portato alla dittatura di Ioseb Besarionis Dze Jughašvili detto Stalin.
Stalin governò la CCCP (Unione delle Repubblice Socialiste Sovietiche) Russia dal 1925 al 1953 con terrore e pugno di ferro. La sua partecipazione vittoriosa alla seconda guerra mondiale lo portò al trattato di Yalta e alla divisione del mondo tra le due superpotenze: USA da una parte e URSS dall'altra. Capitalismo e Socialismo Reale si confrontarono per trentasei anni in una forma di guerra nuova: la Guerra Fredda. Lunga stagione di piccole guerre locali e di alti e bassi nell'evoluzione economica e sociale. Equilibrio del terrore si chiamava. Il punto più evidente, fisico, della spartizione era un muro: Berlino, capitale della Germania Hitleriana, era divisa da un Muro oltre il quale c'era la cosiddetta “cortina di ferro”.
Negli anni '80 del secolo scorso, un Papa Polacco, le mutate condizioni economiche e tecnologiche e l'insorgere di nuove ideologie porta alla caduta dell'impero sovietico e alla demolizione del Muro di Berlino. È il nove di novembre. In soli due giorni si consumano due anniversari, l'ascesa di un sistema di potere e il suo crollo.
Trovo interessante ragionare sugli “anniversari”. Non so dire se anche altri popoli hanno un bisogno così spasmodico di “taggare” i giorni, di caricarli di valore simbolico. Certamente lo facevano i Greci ed i Romani che, avendo tanti dei, ad essi associavano giorni e periodi dell'anno. Certamente lo hanno fatto i discendenti di Abramo, basta ricordare che i giorni vengono scanditi dalla genesi e che i tre rami moderni della religione di Abramo si distinguono anche per il giorno del riposo.
Antropologicamente è certamente punto di valore fermare la memoria su eventi straordinari. Solo che, a volte, si esagera. L'italico suolo annovera, fra le altre, la festa della mamma, del papà e, da qualche anno per lungimirante azione parlamentare, anche la festa del nonno. Auguriamoci che ci si fermi con i gradi di parentela, nelle famiglie allargate si rischia l'ingorgo degli auguri.
Al di là delle facili ironie, quando gli eventi sono vicini, quando sopravvivono ancora i vittoriosi e i vinti delle guerre ideali, le commemorazioni rischiano di essere anche elemento di lotta politica, lotta politica inutile, sterile, orientata all'acuirsi di divisioni e fanatismi destinati esclusivamente a consolidare “poteri forti” che, per ragioni imperscrutabili, festeggiano tutti gli anniversari essendosi trovati ogni volta dalla parte del vincitore.
Gli anniversari, come tutti i simboli, s'hanno da guardare con gli occhi critici perché il passato sia foriero di insegnamenti ma la lotta politica si fa sulla costruzione del futuro, magari scevro delle storture antiche e, per una volta, con vincitori diversi dai soliti.
Per parte mia considero la Rivoluzione d'Ottobre l'ultima delle grandi rivoluzioni capaci di insegnare all'Uomo che le forme di organizzazione sociale non sono prodotto di regole di natura o, peggio ancora, di volontà divina. Le società sono il prodotto di rapporti di potere che tra i suoi componenti si concretizzano in un certo spazio ed in un certo luogo. E i rapporti di potere non dipendono mai da un solo fattore, ciascuno ha un pezzetto di potere da mettere in gioco. Organizzare quei piccoli pezzettini di potere in modo che le forze sociali siano equidistribuite significa dare ad un consesso una sua stabilità. Piccole variazioni nella organizzazione producono cambiamenti sociali accettabili. Chiunque immagini di orientare in unico verso i rapporti di potere di tutti, coarta l'indole umana caricando di tensione l'intera società. Quando questo accade, prima o poi, il tumulto prende il sopravvento nella ricerca di un nuovo equilibrio.
Così accadde negli USA nel 1776, in Francia nel 1789 e in Russia nel 1917. Così è accaduto in Europa nel 1989.
A vent'anni di distanza possimo dire che il crollo di quel muro ha provocato turbamenti colossali e suscitato speranze gigantesche. Di quelle speranze quante sono state realizzate e quante tradite?
Non posso dimenticare alcune parole dell'autore storico principale di qeulla rivoluzione: “è caduto il muro. In Europa è finito il comunismo, ma sono forse finite le ragioni che lo hanno generato?”
Così si esprimeva Giovanni Paolo II. Io credo che quelle ragioni ci siano ancora, forse più di prima, e che tocchi ancora ai comunisti farsene carico. Stavolta costruendo ponti invece che muri!!!
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venerdì, 23 ottobre 2009
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venerdì, 02 ottobre 2009

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Sono le proprietà di Silvio Berlusconi, Cavaliere della Repubblica e Presidente del Consiglio il quale ha la faccia tosta di lamentarsi con la stampa!!!

 

Domani alle 15.30 tutti in piazza per una informazione veramente libera.


chi non può andarci su PdCI-Tv può seguire la diretta

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postato da: pinodeluca alle ore 14:06 | Permalink | commenti
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venerdì, 02 ottobre 2009

Quando ero giovane mi spiegarono che sulle indagini statistiche, specialmente condotte per esser pubblicate sui giornali, bisogna fare molta attenzione. Alla scientificità e, soprattutto, alle derivazioni. I tempi moderni tendono a far diventare un panel di rilevazioni, con le sue evidenze e le sue carenze, una specie di fondi di caffé nei quali si cerca, a volte in buona fede, spesso pelosamente, di giustificare un passato, autopromuoversi nel presente e prefigurare un futuro.

Sicché, tramite quel meraviglioso assembramento virtuale che è uno dei Googlegroup al quale sono iscritto, mi è giunta notizia di questa nuova indagine di cui da notizia Gabriela Jacomella su un focus del Corriere della Sera.

Il tema è la paura di insegnare che avrebbero i nuovi docenti. La prima cosa che emerge è tipica dei commentatori di statistiche i quali, non so per quale ragione, giocano a fare i prestigiatori.

Nel commento si danno per Risultati Statistici Reali delle evidenze che dai numeri risultano Risultati di Percezione Individuale.

So bene che da qualche anno a questa parte, anche attraverso le previsioni del tempo si tende a far confondere all'uditorio tanto ampio quanto distratto la percezione con la realtà. Sicché ci raccontano che in alcuni giorni ci sono 30 gradi ma ne percepiamo 40, che ci danno una mela ma percepiamo una banana e così di seguito.

La differenza non è di poco conto. Se un genitore dice al suo figliolo sei un imbecille dal primo vagito, è del tutto evidente che il piccolo si convincerà di esserlo davvero e analogamente accadrà se lo si innalza a genio. Il fatto è che quando il virgulto si confronterà con la realtà sarà in completa asincronia e la sua vita sarà un inferno come quella di chi ha la sfiga di girargli intorno per destino o scelta.

Sicché se si continua a raccontare di insegnanti incapaci, inadeguati, sostanzialmente dei falliti che insegnano perché non sanno fare nulla e questo lo fanno ad esempio le gerarchie del mondo dell'istruzione, quale percezione volete che abbiano i nuovi docenti?

Non appartengo ai “benaltristi” e quindi non sto qui a rimestare sul “vero problema” o sulle radici della verità. Ma alcune domande bisognerà pure porsele prima o poi, non ci pare?

Il cancro vero della scuola italiana giace nelle zone che vanno dall'inizio della secondaria inferiore alla fine della secondaria superiore. Quello è il luogo nel quale le incrostazioni peggiori si sono sedimentate e ne hanno fatto un coacervo di interessi, mafie, privilegi e luoghi di imboscamento a mio modesto avviso irresolubili se non a colpi di bazooka.

La scuola primaria e l'Università, in qualche modo sono state soggette a riforme che ne hanno provocato una certa dinamicità, ma in quella fascia tutto è paralizzato, tanto marcio quanto immutabile.

Un patto scellerato tra grandi masse di percettori di salario in cambio di servizio sociale e una massa di pseudo-interessati ad imparare non si sa bene cosa e non si sa bene perché.

Una scuola rimasta in mezzo al guado: tra la fanghiglia della cultura fasulla, retorica e immutabile della mnemonica replicazione di concetti dogmatici e stantii (basta pensare che ancora abbiamo il docente di religione piuttosto che quello di religioni) e le sabbie mobili della scuola della creatività nella quale il pargolo che disegna una casa sgangherata trova gli applausi collettivi perché ha compreso che bisognava disegnare anche una porta.

Una scuola impantanata tra “In Segnamento” ed “E-Ducazione” e incapace di coniugarle nella giusta sequenza (Educazione prima e Insegnamento poi). Piegata, nel migliore dei casi al servizio del sapere e negata nel distribuire conoscenza.

Una scuola che dovrebbe essere capace di educare alla rigorosità e insegnare la capacità di disobbedire, di valorizzare il risultato della storia umana e insieme di ribaltare dogmi e paradigmi incartapecoriti e stantii.

Potranno compiere ciò delle nuove generazioni di docenti che hanno così poca fiducia in sé stessi?

Difficile, molto difficile. D'altra parte quei docenti non sono forse frutto della scuola nella quale rientrano per altra funzione? E dunque l'auto-referenza può essere a scelta un amplificatore o un depauperatore. Temo che la spirale sia orientata alla chiusura ma spero di essere in un punto di osservazione sbagliato.


Altre cose sulla scuola in questo blog:

Maledetti professori

Andare a scuola perché?

La retorica meritocratica
postato da: pinodeluca alle ore 08:29 | Permalink | commenti
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mercoledì, 26 novembre 2008

Tanti anni fa, ma proprio tanti, ai bambini si insegnava che la lealtà, l'altruismo, la modestia, la pazienza e la sincerità erano valori sacri, sviluppando la specie “Homines cum coleos”. Una generazione di maestri stolti ha confuso questi valori con quelli di devozione, condiscendenza, mediocrità, sopportazione e ingenuità riproducendo diverse generazioni di quelli che, nell'odierno senso comune, vanno sotto il nome di “Homines Coleos” o, più spesso, semplicemente Coleos. Riducendosi la popolazione di “Homines cum Coleos”, avanza la “Proles Scorti”.
La “Proles Scorti” è sempre esistita, ma, da circa trent'anni, con la crescita della specie “Homines Coleos” ha trovato habitat molto ospitale in quella parte di mondo contenuta verticalmente tra le Alpi Aurine e Lampedusa e, orizzontalmente, tra le Alpi Cozie e la Palascìa.
Il Filius Scorti si caratterizza dal fatto che ha eletto il tradimento, l'egoismo, la millanterìa, la pavidità e la menzogna a titoli di merito. Le sue armi preferite sono il ricatto e la calunnia, opera classicamente fuggendo il confronto diretto e spargendo fango su chiunque. Unica passione il denaro, unico dio quello senza la d.
Il Filius Scorti non ha sogni o desideri, ha solo capricci del momento. È assolutamente incapace di pensare ad un futuro più lontano di domani, già il dopodomani per lui è troppo complicato, e di chi viene dopo, allegramente, se ne fotte.
Il Filius Scorti ha la capacità di convincere la specie “coleos” a sopportare e soddisfare i capricci che manifesta più o meno giornalmente.
Il Filius Scorti dice spesso: "o si fa come dico io oppure me ne vado". I coleos, disabituati a fare a meno dei Filii Scorti, in gran numero si sollevano e chiedono al Filius Scorti di rimanere, immaginando che la sua dipartita possa esser foriera di chissà quale sciagura. In realtà la dipartita di un “Filius Scorti” provoca solo l'immediato arrivo di un altro, magari peggiore. Questa consapevolezza induce i Coleos ad essere tendenzialmente conservatori.
Si attende per anni che vengano alcuni individui della specie “Homines cum Coleos” che ai capricci dei Filii Scorti rispondono, “apertis verbis”, di lasciare in pace i Coleos. I Filius Scorti di norma, di fronte ad un Vir (nome degli appartenenti alla specie “Homines cum Coleos”) fuggono a gambe levate ingoiando bile.
Guardavo tante persone con la faccia scavata dalla fatica e dal dolore e mi veniva in mente questa storiella. Un sacco di gente, alcuni volti noti altri meno, mi chiedevo: ma tutti questi signori che sono qui a discutere e ad ascoltare, queste donne e questi uomini che trascorrono la vita faticando e producendo per tenere in piedi questo paese, possibile che non sono riusciti a produrre un Vir che sappia prendere a calci nel culo i tanti Filius Scorti che si aggirano nei palazzi della politica e anche del sindacato?
Ecco che mi sono fatta una domanda, fermo restando che la categoria della “Proles Scorti” ha colonizzato in egual misura la destra e la sinistra, mi può restare la speranza che almeno a sinistra sia rimasto qualche esponente di “Homines cum Coleos”?
Possibile che fra tutti i candidabili alla guida della città di Brindisi non possa esserci uno che viene dal mondo del lavoro e magari dal sindacato? Possibile che almeno alle primarie non si possa candidare uno che viene da quel mondo li? Certo non è che la storia locale deponga favorevolmente, ma a me piace ricordare che Luciano Lama è stato un ottimo sindaco di una città bellissima che si chiama Amelia. Ci saranno Vir capaci di candidare una persona di quel tipo, ma, soprattutto ci sono sindacalisti o ex sindacalisti (che vengono dal lavoro non dai banchi della cooptazione) che sono capaci di presentarsi come “Homines cum Coleos” sfidare a viso aperto i “Filii Scorti”?
Certo che se anche a destra ci fosse una scelta del genere allora l'ottimismo invocato dagli alti scranni ne guadagnerebbe. Temo che sarà ancora la “Proles Scorti” il ceppo dominante (e comunque sempre meglio la “Proles Scorti” che un qualche “Coleos Immunis”) ma io questa storia ho voluto raccontarvela lo stesso.
Ad Majora.

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mercoledì, 26 novembre 2008
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venerdì, 21 novembre 2008

Ne sono successe cose in un anno. Il 21 di Novembre del 2007 i killer del Governo Prodi (Dini e Bordon) fecero cilecca. Berlusconi era incazzato come una biscia, arruolò Storace e Santanché a destra e tale Giuseppe Pizza, legittimo proprietario del marchio Libertas, alla sinistra.
Il regicidio era solo rinviato, giusto il tempo per consentire al PD di eliminare la Sinistra. O, per meglio dire, per lasciare il tempo a quella Sinistra di recitare l'ultimo atto della sua esistenza.
Sappiamo tutti come è andata, il Governo Prodi è morto per eutanasìa, e la Chiesa ha taciuto. Veltroni ha chiuso l'ossigeno, Mastella l'alimentazione, la Sinistra, con la sua mania da primo della classe, si è suicidata un attimo prima.
Eredità pesante. Veltroni ha cancellato il suo principale avversario e favorito il principale complice. La Chiesa è in crisi di vocazioni (si stanno accorpando pure i Monasteri) e politicamente non riesce a cavare un ragno dal buco frantumata come è. La Sinistra continua la sua infaticabile opera di scissione e di ricerca (?). Il Cavaliere Silvio ha approvato tutte le leggi che lo riguardano e che lo tengono al sicuro. E Mastella? Ha lasciato anche lui una eredità: tale Riccardo Villari, medico e professore all'Università Federico II di Napoli. Al quarto mandato parlamentare. Tutti svolti in assoluta coerenza (DC, Cdu, 'Udeur, PD area Rutelli).
Il Prof. Villari oggi conosce un momento di notorietà. È stato scelto dalla maggioranza di centrodestra come Presidente della Commissione di Vigilanza della RAI. Questa presidenza spetta al Centrosinistra ma il Dott. Villari è gradito al centrodestra. Veltroni si è infuriato, ha chiesto a Villari di dimettersi ma quello ha detto che bisogna trovarne uno migliore, e Veltroni lo ha trovato (Zavoli), ma Villari dice che bisogna pensarci. In fondo non ha tutti i torti.
Il buon Giuseppe Pizza, vendendo lo scorso anno a Berlusconi il simbolo della DC, oggi ce lo ritroviamo sottosegretario all'istruzione. Il buon Riccardo Villari, vendendo al centrodestra la sua tessera di appartenente al centrosinistra, oggi diventa Presidente della Vigilanza RAI.
E poi dicono che questo governo trascura il SUD. Ha valorizzato Pizza e Villari, rappresentanti tipici di quel pezzo del Sud dalla mano lesta e dall'anima stracciona, che non avevano evidentemente trovato chi li potesse comprendere.
Rattrista che anche i più graduati Bocchino e La Torre, anche loro del Sud, si facciano beccare a trafficare con i pizzini durante le trasmissioni televisive.
Uno spettacolo bellissimo, con contorno di inciuci e reciproche protezioni a tutela di una classe di impuniti e impunibili, che combattono come nel Wrestling, grande scena ma senza farsi del male, tanto i beoti che fanno il tifo per una parte o per l'altra si trovano sempre.
Una frase mi colpì del discorso di Veltroni al Circo Massimo, davanti a quella gente, tantissima: “L'Italia è migliore di questa destra che la governa.”
Fu ripetuta più volte. E io ne sono convinto, con assoluta certezza. L'Italia è migliore di chi è al governo ma anche, mi consenta, molto migliore di quella che è all'opposizione. Una Italia migliore che fa di tutto per nascondersi, continuando a sopportare grumi di parassiti che continuano a ballare sulla tolda di una nave lercia e malandata, fra le note grevi del ricatto e gli assordanti silenzi di individui senza onore.
Ma non disperiamo, anzi. Siamo sotto il tallone di Re Augia ma credo che Ercole sia al lavoro, sta deviando il corso del fiume Alfeo, e l'Onda arriverà, forte e potente. E si porterà via lo sterco accumulato in questi anni e spazzerà la nave, da cima a fondo, e sullo scafo nettato dal lerciume ricomparirà il nome della nave. E toccherà rimetterla a posto quella barca, con pazienza e con impegno, eliminando tarli e topi, e tenendola pulita.

postato da: pinodeluca alle ore 06:18 | Permalink | commenti
categoria:pizza, la torre, veltroni, pizzini, bocchino, villari
mercoledì, 19 novembre 2008

Aggio è, secondo la definizione, il vantaggio che si ottiene barattando una moneta cattiva con una buona.
La sua etimologia è dubbia, probabilmente è semplicemente un rafforzativo di Agio inteso come comodità, oltretutto chi ha l'Aggio certamente ha l'Agio!!!
Vi sono alcune interessanti derivazioni di Aggio, ad esempio Agiottaggio o Aggiottaggio. Reato  perseguito dal codice penale (art. 501) e dal codice civile (art. 2637). In sostanza si verifica quando usando notizie false si alterano i prezzi di mercato e traendone vantaggio. Ad esempio quando lodi delle aziende pubblicamente e ne piazzi i titoli raccogliendo il consenso e il denaro dei beoti.
Aggio ha anche molti “falsi amici”, come prefisso (aggiornare) e come suffisso (maggio, paggio,  arrembaggio, cortometraggio, ecc.).
Due parole in aggio mi intrigano: coraggio e sondaggio.
Il coraggio me lo immagino come una sciarada da cui trarre: cor + aggio: al cor il falso s'espone, cercando una perigliosa azione.
Su sondaggio invece è più complicato fare ipotesi immaginarie, per fortuna la realtà ci viene incontro superando ogni fantastica fantasia.
Qualche giorno fa comparve la notizia che un sito web brindisino aveva lanciato un sondaggio sul rigassificatore. La notizia era che su cento risposte la maggioranza era per il si. Un notizione. Numerose “penne a portér” hanno pontificato sul mutamento del “clima sociale“ a Brindisi, qualcuno ha derivato che “la sensazione collettiva era mutata”.
E qui sondaggio e coraggio si fondono. Intanto ci vuole molto coraggio a chiamare sondaggio una specie di scherzo (ognuno può votare quante volte desidera e moltiplicare per n le sue risposte, adesso sembra abbiano partecipato oltre cinquecento persone e i si sono appena il 19%), e ci vuole ancora più coraggio a commentare quel sondaggio traendone qualche significato.
I sondaggi sono una cosa molto seria, talmente seria che sono anni che sbagliano completamente, i sondaggi sono come gli economisti, dicono un sacco di balle ma le dicono bene. Si continua a dare ascolto ai sondaggi e agli economisti perché raccontare la realtà è difficile, bisogna conoscerla e soprattutto tende ad essere poco affascinante. Le panzane sono più belle e possiamo raccontarle come ci pare, il Principe della Minchiata ha sentenziato: “la fiction è sempre migliore della realtà!”
Ecco allora cosa è il sondaggio: una cosa che sparata a prima mattina rende momentaneamente felici alcuni, tristi altri lasciando il mondo completamente indifferente. Però le puttanate da sondaggio, come dire, son d'aggio. Ne consegue che chi ha bisogno di fare nebbia per nascondere il mondo ne usa a vagonate.
Ecco l'ultimo sondaggio: Gli imprenditori lavorano tutti, mentre i fannulloni sono lavoratori dipendenti,  sono meridionali e, in maggioranza, sono di sinistra.
Non so se è vero, né farò mai un sondaggio per saperlo. Io sono un demodé, preferisco i proverbi antichi. Uno di essi mi ha terrorizzato da bambino: le bugie fanno venire il naso lungo o le gambe corte. Guardando l'enunciatore di quelle risultanze qualche dubbio sulla loro consistenza mi è venuto.
Soffiando leggermente sulla nebbia da sondaggio, si rischiara la realtà ed essa racconta che: le quotazioni del petrolio sono crollate (55 $ al barile) ma il prezzo dei carburanti no, migliaia di persone vanno in Cassa Integrazione, l'Alitalia non vola, i rifiuti di Napoli si sono trasferiti a Catania, i negozi sono pieni di merce e vuoti di clienti, gli olivicoltori sono alla fame ma l'olio costa un'occhio, il grano non rende nulla ma la pasta è intoccabile.
Ora però vi è un altro fattore che attrae l'attenzione del mondo: la presidenza della Commissione di Vigilanza della Rai. Veltroni si è arrabbiato con Villari. Incontro chiarificatore e richiesta di dimissioni. Zavoli sarebbe l'uomo giusto, ma sostituirà Villari o Veltroni? È aperto un sondaggio.
Per finire, il prefisso aggio consente anche vocativi divertenti: Aggiornalisti, non state aggiocare coi sondaggi, aggiornatevi, !!!

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categoria:veltroni, villari, zavoli
mercoledì, 19 novembre 2008

Lo scorso 8 novembre, nel prestigioso Castello Dentice di Frasso di Carovigno, il CSV (Centro Servizi per il Volontariato) di Brindisi ha organizzato un seminario di studi in preparazione delle attività per l'anno 2009. Il Comitato Direttivo del CSV, dimostrando alta considerazione per la cultura, ha nominato un Comitato Scientifico di supporto alle iniziative e alle decisioni. Comitato Scientifico composto da Gigi Perrone, Docente di Sociologia all'Università del Salento, Angelo Salento, ricercatore della medesima Università, Danilo Urso, Docente di Sistemi Industriali all'Università di Firenze, Maurizio Portaluri oncologo di chiara fama. Ragioni imperscrutabili e che mi onorano tantissimo hanno permesso di accostare il mio umile nome a così alta compagnia, e ragioni altrettanto misteriose hanno indotto i miei titolati colleghi a darmi l'incarico di presiedere il Comitato Scientifico. Sicché ho potuto fare una bellissima esperienza: partecipare alla assemblea delle associazioni di volontariato della provincia di Brindisi iscritte al CSV.

Dare i numeri è cosa che evito di fare, ma comunicare che il panorama della coesione sociale è vastissimo è cosa che deve essere evidenziata. Ho avuto il privilegio di condurre uno dei sette gruppi di lavoro come facilitatore, questo mi ha permesso di conoscere delle persone veramente speciali, persone che lavorano in associazioni vere, con missioni vere e scelte vere.

Il mio gruppo si è occupato della relazione tra Società e Rischio, e sono rimasto impressionato dalla varietà di contributi di grande pertinenza che sono stati prodotti da osservatori differenti.

Finalmente una discussione pregna di significato, di valore e di esempi sperimentati sul campo. Ho conosciuto la prima associazione di volontariato nata in virtuale e consolidatasi in reale, la Fasancult. Un'altra, piccolissima, che si occupa di mediazione familiare, un'altra ancora di malattie mentali e una delle emergenze economico-sociali, quotidiane, che saranno piccole ma per chi le vive sono montagne insormontabili, e ancora una che contrasta le tossicodipendenze. Tante associazioni, alcune grandi o grandissime altre microscopiche ma tutte vere.

Dico vere perché vi sono associazioni e associazioni, indipendentemente dal tema che unisce gruppi più o meno grandi di persone, vi sono delle caratteristiche essenziali che fanno riconoscere il volontariato vero da quello peloso.

La questione è talmente sentita che un gruppo, facilitato da Enzo Greco, ha sentito il bisogno di concentrarsi sull'etica del volontariato per stabilire canoni e criteri, sostanzialmente per distinguere il grano dalla lolla. L'opinione condivisa collettivamente da queste straordinarie persone è che il volontariato deve caratterizzarsi per la gratuità e per l'azione continua.

Aggiungo che il volontariato deve evitare la volgarità. E cosa c'è di più volgare per una associazione che raccontare i nomi e i cognomi delle persone che ha aiutato? Magari, a volte, facendosi anche meriti che non ha?

Vi prego, quando una associazione di volontariato si vanta di aver dato questo e quest'altro a quello e quell'altro, cancellatela dal panorama di chi s'offre a chi soffre, come va cancellato dal panorama della considerazione collettiva chi continua a raccontare i propri meriti e mai rappresenta i propri umani limiti, di chi è così Narciso da non dubitare mai delle proprie azioni.

Il 17 di novembre si festeggia Santa Elisabetta d'Ungheria, nata regina, promessa sposa a quattro anni, moglie a quattordici, vedova a vent'anni con tre figli. Poteva risposarsi ma della dote ricevuta indietro ne fece un ospedale e si fece povera tra i poveri, assistendo i malati anche i più ripugnanti e chiedendo la carità per aiutarli. In silenzio, rifiutando le sirene che l'avrebbero fatta vivere da regina. A ventiquattro anni muore, “gridata santa” fu canonizzata da Papa Gregorio IX nonostante i sabotaggi dei potenti che la detestavano. Ecco cosa deve essere il volontariato, gratuità silenziosa, possibilmente dalla parte degli ultimi fra gli ultimi, anche se i potenti non sono d'accordo.

postato da: pinodeluca alle ore 09:04 | Permalink | commenti
categoria:csv
venerdì, 14 novembre 2008

Mattina del quattordici novembre 2008, sono passati sei anni esatti da quando il Parlamento Italiano, in seduta comune, per ventitré volte applaudì Giovanni Paolo Secondo. Sei anni esatti dal giorno in cui alla presenza del Pontefice fu suonato l'Inno di Mameli. Pio IX era stato beatificato da due anni, lo stesso Pio IX che chiamò a raccolta cinque eserciti per abbattere la Repubblica Romana, e in quella lotta fu ucciso proprio Goffredo Mameli.
Storia di Italia, storia piena di contraddizioni. Dell'Italia nella quale si muore di lavoro e di diossina, dell'Italia del capitalismo dei profitti e del socialismo delle perdite, dell'Italia in crisi ma non per tutti e non per tutti uguale, Italia del conflitto perenne e del perenne “volemose bene”, dell'Italia qualunque e dell'Italia qualunquista, dell'Italia di Brunetta, l'anti-fannullone che non spiega che lavoro fa o ha fatto e soprattutto come lo ha trovato...
La Storia d'Italia è, piaccia o meno, la Storia di Roma, comunque e sempre caput mundi, città di fascino immenso e di esistenza millenaria. Anche oggi a Roma si scriverà un rigo o una pagina di storia. Oggi a Roma va in onda l'ONDA.
Ieri sera ho accompagnato al pulmann due matematiche e un avvocato, trecentotrenta e tre lodi, come studenti di trent'anni fa, ma più colti e preparati. Figli nostri che andranno a cercare di conquistare una possibilità di un pezzo di futuro, di quel futuro che una generazione sciagurata ha seriamente compromesso. Una generazione stuprata dal sangue del terrore e delle mafie, inebetita dal denaro facile, che ha investito tutto in fondi spazzatura beandosi di nani e ballerine, di saltimbanchi e venditori di fumo, di pallonari e culandari, di tronisti e curve da stadio, incapace di pensare a se stessa prima che ai propri figli.
Oggi a Roma va in onda l'ONDA, sono un po' preoccupato e un po' contento. Preoccupato perché temo che Manganelli e manganelli possano ripetere la Diaz, la rimozione di un prefetto capace come Carlo Mosca è un pessimo segnale. Preoccupato perché le squadre fasciste hanno rialzato la testa senza che nessun magistrato apra una inchiesta e assaltano la CGIL senza che la CGIL reagisca. La “mia” CGIL non la riconosco più, inebetita dagli attacchi, quasi incapace di agire, senza sponda politica, quasi allo sbando.
Preoccupato perché i miei ragazzi hanno studiato, sono bravi ma non sono capaci di reagire alla violenza, non la capiscono, sanno di scienza e di diritto, sono colti, hanno studiato e basta.
Ma sono anche contento, ho accompagnato trecentotrenta e tre lodi consapevole che anche questa è esperienza, è lotta per sé e per gli altri ed è giusto che sia fatta. Sono certo che l'intelligenza avrà la meglio sulla brutalità, ne sono certo e, segretamente ma non tanto, spero che l'ONDA sommerga questo stagno putrido sul quale galleggiano zombies nauseabondi. Andate ragazzi, siate seri e forti delle vostre idee, avete dalla vostra la giovane età, la speranza e la conoscenza. Andate, fate che l'ONDA diventi un salutare Tsunami che cambi questo paese, lo renda a vostra misura, che voi dovete viverlo negli anni a venire. Strumentalizzateci, per una volta.

postato da: pinodeluca alle ore 07:37 | Permalink | commenti
categoria:onda, giovanni paolo ii, cgil, pio ix, mameli